Club Alpino Italiano - Sezione di Padova

Diario del XII Corso di Escursionismo Avanzato

Ecco un breve resoconto semiserio dell'avventura del XII Corso di Escursionismo Avanzato

18 luglio

Gruppo del Cima d'Asta - Salita alla Cima


Dopo una settimana di caldo afoso  in Val Padana, sabato notte un forte temporale e un acquazzone rinfrescano la città .

Sarà per la pioggia, sarà perché  è la terza domenica di fila che si esce con il corso, oppure perché dopo i canalini  scesi in corda doppia sull’Anita Goitan qualcuno di escursionismo non ne vuol più sapere, ma alle 5.50 del mattino di domenica , sotto l’acqua, da Crema Sport  manca più di qualcuno.
Molte le defezioni sia tra i corsisti che tra gli accompagnatori.

Io Cima D’Asta non me la sarei persa per niente al mondo, perché  è un posto grandioso, perché il dislivello previsto era una sfida personale, perché non c’era la ferrata e perché questa era l’ultima uscita del corso prima dell’estate e un po’ mi dispiace che per quaranta giorni non ci si veda più.

La combriccola , meno folta del solito ma sempre rumorosa , parte fiduciosa di trovare una bellissima giornata di sole in montagna . Tappa colazione  a Cismon del Grappa al Pescatore che è un must per il CAI di Padova anche se nessuno sa perchè.

Piccolo qui pro quo sulla direzione da prendere a Castel Tesino, inversione ad U per una decina di macchine su strada stretta , ma alla fine si arriva in Val Malene  al parcheggio della Malga Sorgazza mt. 1450 da dove parte l’escursione. 

Scende una pioggerellina fina fina e il cielo è coperto, ma tanto i previsori meteo hanno detto che sarà una splendida giornata di sole con clima mite, quindi non c’è di che preoccuparsi.
Emanuele dei previsori si fida ciecamente, infatti anche oggi è in calzoncini corti in  barba alle quattro lezioni teoriche di abbigliamento in montagna.
Chi a Cima d’Asta c’è stato più di qualche volta sa però che quando le nubi si ficcano sulla cima , è difficile che se ne vadano durante il giorno ma  in ogni caso , zaino in spalla, e si parte.

In testa al gruppo, un istruttore di alpinismo con caprette galoppanti al seguito, nel gruppo di mezzo il vice e chiude il direttore che cerca di mantenere il passo degli ultimi.

La salita prima procede per strada carrabile fino alla partenza della teleferica, poi attraversa il bosco e quindi per roccette si presenta costante , non ci sono saliscendi ma si va solo in alto. Quando si arriva al bivio e si deve procedere per i lastoni di granito, le gambe e il fiato cominciano a dare segni di cedimento per qualcuno.

In un tempo da tabella tutti raggiungono il rifugio Brentari (2476). Abbiamo fatto 1000 metri di dislivello.
La cima è ancora coperta di nubi. Briefing tra i direttori e si decide di tentare la cima nonostante le nuvole.
Pochi restano al rifugio e rinunciano.

L’impresa passerà alla storia.

Con calma si procede per le roccette che portano verso la cima , si trova poi un tratto semplice attrezzato che superiamo senza assicurarci e alla fine di questo si arriva in un pianoro dove pestiamo neve. La traccia c’è già e non si scivola. Qualcuno sembra non farcela forse per la grappa che si è scolato in rifugio, forse per l’altitudine.
Si rallenta il ritmo ma si procede.
La cima è sempre più vicina. Ultimo sforzo. Si vede la croce.

CIMA!!!!!!!!!!!!!! Mt. 2847.

Il panorama attorno è avvolto dalle nuvole, ma la situazione non è statica e ogni tanto compare in lontananza qualcosa, una valle o una cima e quando succede facciamo la Ola per festeggiare.
Non c’è dubbio , lo sforzo e l’area rarefatta hanno avuto il loro effetto sulle teste degli escursionisti.

Sul libro di vetta riportiamo : “XII corso escursionismo CAI Padova. Non ci ferma più nessuno”.

Foto di gruppo con autoscatto rischiosissimo come un passaggio in libera e poi si scende. 

Per passare il tratto attrezzato, questa volta i direttori ci obbligano  a mettere l’imbrago e ad assicuraci con la longe, fatto che conferma che anche loro hanno sofferto la mancanza di ossigeno dovuta alla quota.

Si arriva al rifugio dove si brinda all’impresa e si ha modo di apprezzare l’ottimo strudel del rifugio, ma non c’è tregua perché alcuni corsisti, particolarmente provati dall’impresa e probabilmente ricordatisi all’improvviso dei 10 Kg di insalata di riso stivati nella cambusa , si precipitano a capofitto in discesa per il sentiero  e gli istruttori sono costretti ad inseguirli e a rimetterli al passo.

Con una discesa che sembra non finire più si torna alle macchine. 

Banchetto finale quasi senza posate. Antonio ci fa lezione per mangiare il riso con i bastoncini ( i salatini fatti a bacchettino) e comunque di necessità si fa virtù e i piatti vengono svuotati anche questa volta.

Si torna a casa e ….. ci vediamo a settembre!

10-11 luglio

Alpi Giulie - Rifugio Corsi: Ferrata del Centenario e Sentiero Goitan


Nell'attesa del consueto resoconto, pubblichiamo una bella iniziativa di Simone
Scarica le presentazione

4 luglio

Altopiano di Asiago - Campomulo: Esercitazione di Orientamento


Domenica 4 luglio, giornata dedicata al recupero della lezione di orientamento prevista per il 20 giugno ma sospesa per pioggia a catinelle.
Il gruppo si ritrova come sempre nel parcheggio di “Crema sport” alle sette meno un quarto, orario a dir poco superlativo viste le alzatacce delle precedenti uscite.
Il gruppo appare veramente ridotto: come già annunciato in precedenza, molti di noi hanno preferito mettere in atto il piano fuga pur di non rischiare di perdersi tra le praterie boschive di Campomulo.

Il vicedirettore, nelle vesti di direttore a pieno titolo per la giornata, vista l'assenza del più alto in grado, non appare comunque preoccupato per la situazione, ma sfodera come sempre il suo affabile sorriso, velato da una nota di tristezza per una possibile sciagura.
Il suo prezioso carico di 5 litri di prosecco, infatti, non era provvisto di adeguata copertura termica, ed avrebbe così rischiato di diventare irrimediabilmente caldo e poco bevibile per il solenne momento del banchetto.
Tre allievi, nella speranza di salvare la situazione pagelle, si sono perciò prontamente offerti di tornare celermente a casa per prelevare uno scrigno termico adatto ad accogliere il prezioso tesoro, riportando la serenità sul viso contrito del vice.

Dopo il ritrovo per la consueta colazione in pasticceria- in una vera pasticceria! – il gruppo si è diretto senza difficoltà al luogo dell'esercitazione.

Zaino in spalla, cartina del 1996 e bussola alla mano, i nostri eroi, con facce più stranite che altro, hanno cominciato la nuova strana avventura. L'utilizzo della bussola si è subito rivelato essere un gran mistero..anche chi di solito sembra non avere problemi con cordini e moschettoni, si è trovato impaurito da quell'oggetto infernale, sotto gli sguardi allibiti degli istruttori più esperti della comitiva.

All'interno dei piccoli gruppi venivano affidate delle mansioni: chi doveva impostare la direzione, chi calcolare la distanza, chi contare i passi necessari all'arrivo a destinazione, chi controllare la giusta direzione sulla cartina, e chi pensava alla giornata di mare alla quale aveva appena rinunciato per andare a discutere di azimut, nord magnetico e di sassi più o meno grandi...
Le prime tappe sono state raggiunte senza problemi, forti della supervisione dei nostri maestri, che dopo aver strenuamente tentato di insegnarci un metodo di ragionamento, vedendoci sempre più come dei casi disperati, hanno preferito lasciarci liberi di perderci dopo la prima metà del percorso.

Le prime reazioni alla nuova esperienza di libertà, sono state espressioni di gioia e di vitalità ritrovata: finalmente sciolti dalle redini, senza la minaccia dell'interrogazione e senza il rischio di essere bromurati per atteggiamenti poco contenuti, gli allievi si sono lanciati di corsa alla caccia della successive lanterne.

Da qui...il disastro!

Elementi presenti sulla cartina che gli allievi ritrovano  ma di cui gli istruttori negano l'esistenza, lanterne ritrovate dopo mezz'ora di ricerca, pioggia (immancabile compagna di ogni nostra uscita!), lanterne distrutte dalla tempesta scesa la notte precedente, insetti disturbatori presenti lungo tutto il percorso, allievi dispersi che cercano a gran voce i compagni a loro volta dispersi, gruppi in rivolta che si coalizzano nella ricerca al grido di “l'hai trovato? L'hai trovato?” “non c'è, scappiamo al prossimo, so stufo!!!”.

Grazie ad un sicuro intervento divino, tanto chiamato e richiesto dai piccoli esploratori, il panico viene sedato e l'ordine ripristinato dal ritrovamento della lanterna più mimetizzata, chiave di volta per l'accesso alle ultime tre.

Provati dall'estenuante ricerca, allievi ed istruttori si sono lanciati sul consueto post escursione, un banchetto meno lauto data la minore quantità di partecipanti, ma ugualmente ben fornito e come sempre innaffiato da buoni vini, apprezzati da tutti.

Prima di partire alla volta dell'afosa Padova, caffè ristoratore e foto di rito, che confrontate con l'appello fatto in mattinata, testimoniano che, effettivamente, nessuno di noi è rimasto a cercare lanterne su ad Asiago.

27 giugno

Alpi Carniche - Via ferrata 'Adventure Climb Varmost'


Lunedì, per fortuna oggi sono libero e posso riposarmi a dovere dopo un intenso fine settimana trascorso in montagna del quale mi rimangono come ricordo bellissimi momenti trascorsi con amici, immagini di stupende montagne illuminate dal sole, una calda notte trascorsa in rifugio ed un rientro alla macchina alla luce di una magnifica luna piena d’argento. Rimane però anche un gran mal di gambe, soprattutto ai polpacci! Perché non si può mai camminare ad un’andatura normale?

Visto che oggi posso godere di qualche ora libera colgo l’occasione per dare un’occhiata al sito della nostra sezione del CAI, in particolare al bel diario delle uscite del XII Corso di Escursionismo Avanzato.

Ah ci sono delle lacune però!

Mancano un paio di resoconti, entrambi di uscite molto molto belle, anche se per certi versi assai diverse l’una dall’altra.

Una è l’uscita al rifugio Corsi, sulle Alpi Giulie, durante la quale è stato percorso il Sentiero Anita Goitan – un percorso dal sapore profondamente alpinistico, scarsamente attrezzato e con tratti assai esposti, che riprende un tratto della storica “Via Eterna” di Julius Kugy.
L’altra uscita di cui ancora non c’è il resoconto si è svolta sempre in terra di Friuli (ma ce l’avete coi furlans?!), questa volta sulle Carniche, in comune di Formi di Sopra. Quella in questione è l’uscita alla ferrata “Adventure Climb Varmost”, ferrata sportiva che si svolge sulla verticalissima parete occidentale del Clap Varmost.

Le due uscite fatte in Friuli, sono davvero fortemente diverse, e mi ritrovo a pensare alle loro caratteristiche, ai molti loro aspetti che le rendono così differenti, alcuni dei quali mi rendo conto essere addirittura discordanti.

Eh già, oggi ho davvero del buon tempo da occupare, e il caldo ed il tasso di umidità contenuto facilitano – nel limite delle mie capacità, è chiaro – i ragionamenti.

Ma ecco che alzo la testa e lo sguardo cade sul manuale del CAI “La sicurezza sulle vie ferrate: materiali e tecniche”.
Mi prende la curiosità…e poi in qualche modo devo pur far venir sera!
Con uno sforzo eroico mi sollevo dalla sedia e mi reco alla libreria.
Prendo il libretto e lo apro alla ricerca di non so neanch’io bene cosa.
Visto il mio imbarazzo, parto da alcune definizioni: “Col termine via ferrata s’identifica tutto ciò che è organizzato, preparato e fissato per facilitare il percorso o più propriamente la scalata, in sicurezza, di una parete rocciosa che altrimenti dovrebbe essere salita con le tecniche di procedimento in cordata”. E poco dopo: “È importante notare che la differenza tra un sentiero attrezzato ed una via ferrata è sostanziale: il sentiero attrezzato serve esclusivamente ad agevolare e rendere sicuri eventuali tratti pericolosi ed esposti presenti in un percorso escursionistico, ma non a superare tratti di parete verticale, come avviene invece nel caso di una via ferrata”.

E fin qui è tutto ok, ci sono.

Le definizioni rispecchiano alla perfezione la realtà: sentiero A. Goitan è un sentiero attrezzato, la Adventure Climb Varmost è una ferrata.
Ferrata “sportiva” si diceva.
Sfoglio quindi ancora il manuale del CAI.
Ecco, forse ho trovato qualcosa, verso la fine si parla di “…ferrate prettamente sportive richiedenti un’adeguata preparazione tecnico-atletica, che si sviluppano in grand’esposizione su pareti verticali o strapiombanti sulle quali volutamente non vengono infissi ausili artificiali per la facilitare la progressione”.
Cavolo, tutto vero all’inizio, ma la seconda parte della definizione non si adatta alla ferrata del Clap Varmost, sulla quale grazie a Dio di ausili artificiale per facilitare la progressione ce n’erano a profusione se no, come si faceva ad andar su?

Ecchissiamo, Manolo?
Torno indietro di una pagina del manuale, non mi do per vinto.
Ecco, qui c’è la definizione di ferrate “alla francese”: “si caratterizzano per l’impiego massiccio dei materiali: corrimani, impugnature artificiali e scalini sono infissi quasi ovunque per facilitare la progressione. Il cavo serve invece soltanto da dispositivo di sicurezza e svolge la sola finzione di assicurazione. I cavi sono tesi soltanto nelle traversate e negli attraversamenti, in cui è esclusa una caduta di altezza significativa. Il sistema francese implica anche un maggior numero di ancoraggi per le funi metalliche allo scopo di limitare l’altezza di cadute nei tratti verticali, oltre a fornire ancoraggi per la corda di cordata qualora si proceda legati”.

Mi pare già più aderente a quanto visto sul Varmost!
Quindi forse, più che una generica ferrata sportiva, la ferrata Adventure Climb Varmost è una ferrata alla francese.

Che confusione però. Mi sta venendo caldo!
Meglio neppure azzardarsi a fare elucubrazioni su cosa si avvicini di più all’alpinismo, visto che nell’Introduzione del manuale sulle vie ferrate (scritta dal passato presidente Annibale Salsa) si legge che chi percorre le vie ferrate “si pone al confine tra escursionismo ed arrampicata non soltanto in termini tecnici ma anche profondamente simbolici. I vissuti emotivi che fanno da corollario alla frequentazione delle vie ferrate mettono in relazione, infatti, l’esigenza escursionistica dell’ “andare camminando” con quella scalatoria del “salire arrampicando”, anche se la dimensione totalizzante dell’alpinismo tutte le comprende “in ogni sua manifestazione”, come saggiamente recita l’articolo 1 dello Statuto del CAI”. Ok, ma siamo sicuri che l’esperienza alpinistica fatta percorrendo ghiaioni, tratti esposti su cenge, creste o gradoni di roccia, magari ricoperti da infida ghiaia, attrezzati marginalmente talvolta con scarsa manutenzione, dove magari si arrampica poco ma dove di volta in volta si deve scegliere il percorso migliore e spesso è necessaria sicurezza ed attenzione – grande attenzione – sia uguale a quella che si può fare salendo una ferrata moderna in cui magari si arrampica anche (sempre che tirarse su par pioli sia arrampicare), ma la roccia si tocca davvero di rado e si è costantemente accompagnati da cavi e staffe d’acciaio?
Mah?
Come detto non è il caso di farsi venire strani tarli per la testa.

Meglio ripensare alla bella giornata trascorsa sul Varmost, senza troppi pensieri!

Giornata che è cominciata come al solito di buon’ora in Piazzale Azzurri d’Italia.
Le molte ore di sonno mi rendono insolitamente pimpante già a queste ore mattutine, e la mia vitalità ben riflette il trambusto che anima il parcheggio popolato da due comitive di caiani pronti a partire per una bella giornata sui monti.

Oltre a noi del XII Corso c’è in partenza anche il pullman della settimanale gita sociale.

Occhio a non sbagliare ragazzi, il nostro pullman è QUESTO!
Ragazzi attenti a non SBAGLIARE pullman ho detto!

Ore 6.00. Partenza.
Ore 6.10. bzzz bzzz, qualcuno chiama al cellulare il vicedirettore Federico: “Pronto?!” “Federico ciao, sono mr. X (lasciamo l’anonimato va là), ho sbagliato autobus, e sono su quello della gita”.

Ecco appunto, come volevasi dimostrare!
Ah…la domenica mattina è difficile per tutti! Va beh dai, poco male.
Ci ricompattiamo al “Quattro Valli”, vorrà dire che rinunceremo alla supercolazione in pasticceria a Domegge…sigh!
Fatta la come di consueto affollata colazione al “Quattro Valli” e ricompattati i ranghi si riparte.
Attraversiamo il Comelico, dai finestrini del pullman possiamo vedere grandi foreste di abeti e montagne, a noi forse poco note, ma bellissime. La giornata è davvero bella. Ancora qualche chilometro ed eccoci.

Eh no, mica al punto di partenza! Eccoci al secondo intoppo giornaliero!
La strada per il Passo della Mauria è chiusa al transito dei pullman. Ma visto che gli autobus di linea possono transitare…quasi quasi…andiamo a vedere…e…bloccati da una selva di New Jersey che neanche al Checkpoint Charlie ce n’erano tanti! Un paio di barriere cedono agli assalti dei valorosi allievi del dodicesimo corso, che per nulla al mondo rinuncerebbero ad un’uscita del corso.

Alla fine però bisogna desistere e riporre le divise da stradini-blackblocker negli zaini per rindossare quelle più consone da escursionisti! Si deve trovare una soluzione alternativa…che possibilmente non preveda la distruzione/manomissione di qualcosa…ma siamo tutti d’accordo, all’uscita non si rinuncia. La soluzione più indolore è propinarci un bel giro panoramico della Carnia, tanto la ferrata è breve e anche se attacchiamo tardi il rischio bivacco non dovrebbe sussistere!

Quindi, dietro front! Acrobatica inversione ad ‘U’ col pullman e giù verso Santo Stefano di Cadore.
Qui pausa forzata per sosta obbligatoria dell’autista. Caffè di rito e via di nuovo. Dopo S. Stefano, si susseguono Sappada, Forni Avoltri, Comeglians, Ovaro, Villa Santina, Ampezzo, Forni di Sotto, e finalmente Forni di Sopra.

Insomma, andare ad Aosta era uguale!

Arriviamo alla seggiovia che ci porterà alla partenza del sentiero di avvicinamento alla ferrata.

Ecco svelati i gruppi; qualcuno è più contento, qualcu’altro meno.
Poi via in seggiovia. E qui però che già qualcuno mostra i primi segni di ingiustificato panico ed isteria. Peccato che vittime di questi attacchi di panico da seggiovia siano degli accompagnatori! Vero Simone…vero Cristiano?! Mamma mia, di che gentaglia si fida il povero direttore Adriano?! Affidare poveri allievi a tipacci del genere? Ma se hanno paura della seggiovia, come cavolo fanno ad accompagnare qualcuno in ferrata? Sembra più probabile che siano loro ad aver bisogno di accompagnamento! Intanto però arriviamo alla stazione di monte e coi piedi per terra si sta decisamente meglio.

Ci prepariamo quelle incasinatissime longe alpinistiche con il nodo a cravatta, poi rapido briefing iniziale e finalmente si parte. Mmh…il rischio bivacco ora comincia a diventare meno improbabile, meglio essere rapidi.

Breve avvicinamento per ripido bosco ed eccoci sotto la parete. Ma è proprio questa? Pare un po’ troppo strapiombante per i miei gusti! Meglio non guardar per aria, perché la parete è proprio questa, ecco lì sopra la fila di pioli che dovremmo risalire. La tensione è davvero alta e la si legge in più di qualche viso tirato. Vista da qui sotto la ferrata che stiamo per affrontare sembra davvero difficile. Per fortuna si parte e il gioco può iniziare! Il freddo corridoi tra il masso e la parete vera e proprio, la prima scala sospesa nel vuoto, il traversino e poi il ponte sospeso. Si balla un po’!
Dopo il ponte c’è il lungo tratto in traverso ed eccoci alla parete strapiombante. C’è un po’ da aspettare che chi ci precede superi il passaggio e poi tocca a noi. Qualcuno vorrebbe tornare in dietro, ma su dai, con un po’ di decisione non è impossibile. Per permettere a tutti di divertirsi nel migliore dei modi si fa pure un po’ di circo con le corde. Ed ecco, in un attimo il più è fatto. Dopo appena qualche metro la parete torna appoggiata, si percorre un tratto un po’ diagonale, un nuovo traverso, e superato un ultimo strapiombino tutto finisce sui ripidi prati che sovrastano la parete. Tutto qui?! Proprio ora che iniziavamo a prenderci gusto? Così dopo il lungo pendio, sempre attrezzato, di erba verticale e roccette eccoci tutti in cima al Clap Varmost.

Tutti ampiamente soddisfatti, magari un po’ stanchi ma davvero tutti felici.
Foto di rito, e poi giù per la facile, ma infinita, discesa.
Qualcuno trova pure il modo di rinfrescarsi un po’ le idee e poi eccoci ancora una volta tutti riuniti attorno al banchetto conclusivo!
Dopo aver mangiato e soprattutto bevuto, risaliamo in pullman, e via verso casa.

Anche per oggi si è fatto tardi, ma certamente ne è valsa, ancora una volta, la pena.

Forse percorre ferrate come quella del Clap Varmost non potrà essere considerato alpinismo autentico, forse esula dal consueto escursionismo su vie ferrate, forse è solamente un gioco. Un gioco fatto in sicurezza e soprattutto in un ambiente splendido, che i direttori del XII Corsi di Escursionismo Avanzato, Adriano e Federico, hanno voluto farci intelligentemente provare! Grazie a loro!

E bravi a tutti coloro che hanno partecipato a questa uscita, che per qualcuno, addirittura, è stata la prima esperienza di via ferrata!

13 giugno

Gruppo del Grappa: ferrata Sass Brusai a Cima Boccaor e ferrata Guzzella a Cima Napon


Sant’Antonio. Il CAI di Padova ha deciso di fare la processione sul massiccio del Grappa.
Ci sono anche oggi un paio di amici di Codroipo, devoti a Sant’Antonio pure loro.
Gli allievi vengono divisi in due gruppi su due ferrate , la Sass Brusai e la Guzzella, per tentare di ridurre la durata della processione. Entrambe le ferrate partono con un avvicinamento tosto.

Sul sentiero della Sass Brusai un cartello scoraggia l’impresa:
Attenzione sentiero per esperti. Rischio di caduta massi e di vipere

Inoltre c’è un ulteriore pericolo non dichiarato dalla tabella ma altrettanto noto: presenza di zecche nella zona. Alcuni allievi si guardano con aria incerta. Perché siamo qui ? Ma non viene lasciato loro il tempo di pensare. In marcia verso il sentiero.

Il gruppo della Guzzella, invece, prende inconsciamente la direttissima alla ferrata, via  più adatta ad un corso di sopravvivenza che ad un corso escursionismo avanzato ma i nostri arrivano impavidi all’attacco.

Il muro iniziale della Sass Brusai crea subito il primo ingorgo sul sentiero. Per fortuna sono solo venti metri. Alcuni malcapitati escursionisti , che sono partiti tardi al mattino, decidono di proseguire sulla ferrata e di mettersi in coda nonostante l’invasione del CAI di Padova anche se si lamenteranno fino alla fine. Altri escursionisti  che hanno più fretta, ci sorpassano  in libera senza  imbraco, set da ferrata e casco.
Oggi il santo ha un occhio di riguardo perché i sassi cadono in testa solo a chi il casco ce l’ha.

Tra i ragazzi del corso qualche momento di panico c’è su un canalino ripido dove si deve passare in aderenza. Viene calata una corda per assicurare , ma nulla di grave, mentre più di qualcuno si blocca poco dopo su un passaggio in spaccata con il vuoto sotto.  Il tratto finale sul ponte sospeso viene preso dalle signore del corso come la passerella di Miss Italia. Tutti arrivano a cima Boccaor e l’ultimo gruppo,  sulla fine del sentiero avvista un capriolo che nonostante la confusione non scappa ma resta a guardare.  Alla pausa pranzo (sono le due passate) qualcuno si fa notare per uno splendido porta banana blu elettrico. Se ne erano viste di cose strane a questo corso ma il porta banana lascerà il segno. Si scende allegramente dalla cima attraverso le trincee della prima guerra mondiale fino all’incrocio del sentiero con la strada dove sarebbero dovuti arrivare quelli della Guzzella, ma…., sulla Guzzella,  le cose sono andate in modo diverso.

Il contatto radio tra i due gruppi c’era stato esattamente prima dell’ultimo tratto difficile e gli istruttori avevano detto di essere quasi fuori. Ma proprio sulla paretina finale, dopo aver visto il Cristo dentro una grotta  che dice a chi passa  “Anca se nò te me vedi , mì ghe so sempre, basta che te ciami”, più di qualche corsista si è fatto prendere  dall’ansia e dal panico e le corde sono dovute uscire dagli zaini degli accompagnatori per andare ad assicurare e rassicurare i ragazzi.
Qualcuno degli istruttori ha cercato di abbandonare la corda sul sentiero pur di non dover fare un paranco, ma la corda è stata prontamente recuperata  dai colleghi.

Altri allievi, trovatisi  in posizioni scomode sulla parete, in attesa  che i compagni in difficoltà  venissero recuperati,  invece di assicurarsi alla ferrata con la longe ( vista , spiegata, e già utilizzata),  restavano  appesi  con le braccia al cavo finchè queste  facevano male e non riuscivano  più ad andare avanti. Gli accompagnatori si dovevano  organizzare per tirare su anche loro.
Più che una ferrata, la parete sembrava diventata una via di roccia attrezzata con corde colorate.  Alla fine erano tutti fuori e potevano fare pausa ma che fatica !

Nel  gruppo della Sass Brusai, in attesa dei compagni sulla Guzzella, si ripassano i nodi e le manovre, ma il secondo gruppo non arriva. Arriva però il temporale e quindi si decide di scendere lungo il sentiero fino al punto di partenza.  Il rifugio San Liberale viene raggiunto senza prendere troppa acqua.

Quelli della Guzzella, che avevano accumulato un po’ di  ritardo, l’acqua se la prendono tutta. Arrivano circa tre quarti dora dopo in ordine sparso bagnati fradici.

Nonostante la pioggia, sempre più insistente, nessuno parla di tornare a casa: c’è la cambusa da svuotare.
La direzione contratta il noleggio della veranda del vicino bar al prezzo di una trentina di caffè e la magnata può avere inizio.

Il direttore , in un momento di sana follia, risponde a chi gli ha chiesto quale fosse la ferrata più difficile, che per saperlo bisogna provare e di ripartire subito per trovare la risposta. Per fortuna nessuno gli dà retta.

Il banchetto ha un momento di imbarazzo quando viene aperta una tanica da cinque  litri di vino da 1 euro. Una delle note più dolenti del corso. Il vicedirettore sarà costretto a portarsi a casa l’ultimo litro avanzato legando la tanica allo scooter con un machard.

30 maggio

Ferrata Falcipieri e Strada delle 52 Gallerie


Ritrovo alle ore 5 e 30 davanti a Crema Sport. E' l'alba e ci sono tutti, anche gli amici di Codroipo. Manca solo il direttore che a quell'ora sta ancora ronfando nel suo lettino.

Ovviamente il direttore va aspettato, nonostante i brusii di protesta,  e così si parte da Padova per le 6. Ci sono quasi più accompagnatori che allievi, in quanto al CAI si è sparsa la voce del banchetto finale a base di insalata di riso e insalata russa preparato dalla gastronomia all’aeroporto di Via Sorio.
Il gruppone parte con destinazione Arsiero dove è prevista la colazione, ma alle 6 e 40 il barista, vicentino, si rifiuta di fare i caffè a 50 persone.
Verrà punito per questo dalla guardia di finanza nel pomeriggio.

Vaneggiando un caffè e una brioches, gli escursionisti si dirigono a Posina sperando che l'orso Dino abbia lasciato loro qualcosa. Trovano un bar-osteria dove viene loro servito il caffè al ritmo di una tazza ogni 3 minuti. Riescono quasi tutti a fare colazione e ci si dirige quindi verso Passo Xomo dove è previsto l'inizio del percorso. Sono le 8 e 30 e dopo 3 ore siamo a 50 Km da Padova.
Un bel primato!

Il tempo non è dei migliori: nuvole all'orizzonte, vento e freddo. Vestiti di tutto punto i nostri iniziano il percorso nel bosco.
Siamo tantissimi.
Quando i primi hanno attaccato la ferrata , gli ultimi sono ancora all'imbocco del sentiero. 

Nel gruppo di testa baldi giovani accompagnatori  hanno un ritmo da esercito e i corsisti  marciano per il sentiero a tempo di record. Il gruppo si sfalda e quando alle 10 e 30 inizia a piovere e si perdono anche le comunicazioni  radio tra la testa e la coda, tutti prendono le vie di fuga più vicine e si riversano sparsi tra la nona e la ventunesima galleria del Pasubio intasando i passaggi dei gitanti della domenica.
Quando finalmente sono tutti ricompattati alla ventunesima galleria, ha smesso di piovere e il direttore decide che si riattacca la ferrata.
Quelli che erano in testa si ritrovano adesso in ultima posizione.

Il sentiero segue la cresta del Pasubio e il vento la fa da padrone soprattutto negli intervalli di attesa tra un tratto attrezzato e l’altro.
I corsisti non si sono esercitati ad aprire e chiudere i moschettoni durante la settimana ed ad ogni fittone se ne vedono delle belle: dita pizzicate, moschettoni incastrati sui fittoni, set da ferrata attorcigliati con buona pace degli accompagnatori che prendono appunti per le insufficienze delle pagelle.
I numeri migliori si vedono sui pochi tratti in discesa della ferrata. Per fare dieci metri possono passare anche cinque minuti per allievo.
Vista le situazione anche gli osservatori risultano degli alpinisti provetti al confronto con i corsisti.

Il direttore chiude il gruppo e ha smesso di guardare l’orologio.
E’ tranquillo perché la pila frontale ce l’hanno tutti inoltre dopo le cinque lezioni sui materiali spera che tutti abbiano da coprirsi in caso di bivacco notturno.
Un po’ di soddisfazione c’è: nessuno si sta lamentando.

Nel pomeriggio le nubi si diradano, compare un po’ di sole e si inizia a vedere il panorama. Il gruppo di testa arriva a fare tutta la cresta, gli ultimi sono costretti a tagliare un tratto, ma tutti arrivano al rifugio Papa.

La soddisfazione per l’impresa si legge nei volti, la fatica pure.

Dalla partenza al rifugio sono passate otto ore.
Pacche sulle spalle, strette di mano, baci alle donne ( gli accompagnatori in questi casi ne approfittano sempre). Il tempo di una birra e si deve scendere per la strada delle 52 gallerie. Il cielo è ora sereno.
In poco più di due ore si arriva alle macchine e finalmente si può cantar vittoria.

Il tavolo di Guido in due minuti è montato e subito si riempie di ogni cosa. L’insalata di riso evapora in pochi minuti, ma restano salami, salatini, torte, biscotti. Le bottiglie vengono seccate una dopo l’altra e l’ultima colomba della cambusa vola via in un baleno.
E’ una bellissima festa.

16 maggio

Sentiero attrezzato Corno Battisti


Prima vera uscita in ambiente.
1100 m di dislivello registrati dall’altimetro.

Percorso sugli itinerari della grande guerra attraverso un sentiero attrezzato il cui attacco è dopo due ore di ripido cammino.  La ferrata  parte con canalino e  attraversa poi delle postazioni di guerra.  Si percorre quindi una lunghissima galleria per uscire dalla quale ci si deve calare in un pozzo di 15 metri.  Si sale infine alla cima del Corno Battisti da cui si ha una bellissima visuale sul Carega e sull’ Adamello e si scende per un lungo sentiero che riporta al punto di partenza.

Il freddo e l’umido in galleria si sono fatti sentire, e alla sera anche il dislivello sulle gambe, ma le facce erano tutte soddisfatte.

La fatica e lo sforzo hanno creato un gran appetito tra gli allievi e gli istruttori e la cambusa è stata presa d’assalto. 

Per fortuna c’era il pullman per il rientro e nessuno ha dovuto guidare.

9 maggio

Denti dea Vecia


Seconda giornata di nodi per il XII corso escursionismo.

L’idea era quella di un veloce ripasso per affrontare poi bene la progressione in ferrata ( attrezzata con le corde dagli istruttori) e la tecnica di arrampicata e la doppia. 
E invece i nodi molti degli allievi non li sapevano ancora fare!
Per cui si è ripetuta la teoria e l’esecuzione dei nodi a lungo. Voti delle pagelle in forte discesa, anche perché questa volta gli osservatori non hanno potuto dare il parere per alzare la media.

Dopo il lungo ripasso dei nodi si è affrontato comunque tutto il resto.
Anche la doppia e pure con lo zaino sulle spalle.

E alla sera, banchetto finale dove è stata presa una decisione fondamentale per il corso: è stato nominato il cambusiere ChecK,  la terza persona per importanza dopo direttore e vice direttore del corso.

   
18 aprile

Valle di Santa Felicita


In una domenica più autunnale che primaverile per il cielo grigio, la pioggia fine al mattino e un vento freddo si è svolta la prima lezione pratica del XII corso escursionismo.

Oltre agli accompagnatori della commissione escursionismo del CAI di Padova erano presenti due istruttori nazionali di alpinismo e due accompagnatori della commissione escursionismo di Codroipo ( Friuli)  sicuramente per una indispensabile collaborazione tra le diverse commissioni escursionismo e le scuole di alpinismo ma soprattutto per un’amicizia che lega questi istruttori.

Tema principale della giornata i nodi, la progressione sulla ferrata tecnica di Santa Felicita , la corda doppia.
I primi 15 metri della ferrata leggermente strapiombanti hanno dato un bel da fare agli allievi, così come il traverso sui pioli  e la discesa finale, ma tutti hanno superato le difficoltà.

Volti terrorizzati in doppia, qualcuno, raro, divertito.
Adriano, soddisfatto li ha fatti calare tutti e quaranta, anche se qualcuno degli allievi, dopo il primo metro di discesa, voleva tornare su in sosta.

E per finire un gran banchetto.
Il tavolo di Guido che nelle occasioni importanti non manca mai, un paio di salami di casa, del buon rosso e per concludere in bellezza  le mandorle tostate della Gabriella e  lo strudel al cucchiaio di GianRino.

Testo: Michela, Marianna, Simone

Foto: Eloisa, Cristiano, Glauco