sabato 29 settembre 2012

Il soffio del vento tra Sciliar e Catinaccio

Autore: Daniela Zanini
Categoria: gruppo veterani

al rifugio Passo Principe

Si parte presto questo mercoledì, ma non è un mercoledì qualunque, stasera noi veterani dormiremo in rifugio!
Il pullman ci porta a Compaccio e con allegria prendiamo la bidonvia panoramica, che  porta  all'altopiano di Siusi, dove lo Sciliar, con il suo inconfondibile profilo, ci aspetta. Mentre attraversiamo i verdi e curati prati, finiamo con il naso all'insù ad ammirare alcuni paracadutisti in esercitazione, che si lanciano, quattro alla volta, da un piccolo aereo. Meglio però affrettarsi perchè oggi la strada è lunga. 
Proseguiamo la nostra camminata quasi in piano fino a malga Saltner dove il sentiero, scendendo lentamente, attraversa un piccolo ponte e si immette nel "Sentiero dei Turisti". Circa seicento metri di salita, a volte con qualche ripido tornante, agevolato da scalini di legno, conducono sull'altopiano dello Sciliar. Più saliamo e più restiamo incantati ad ammirare l'Alpe di Siusi, ma la vista del Sassolungo ci è negata da alcune nubi, che sembrano presagire un futuro prossimo bagnato. Dopo una pausa nelle vicinanze del Rifugio Bolzano, riprendiamo. Distratti  naso all'insù ad ammirare uno stormo di gracchi che si solleva in volo, ci accorgiamo che le nubi si sono avvicinate minacciose e sempre pù scure e non tardano a bagnarci lungo il sentiero n.4 in direzione della Cima di Terrarossa.
Mentre il cielo tuona scendiamo il ripido sentiero, la pioggia disegna rigagnoli rossi che contrastano con le mille grigie sfumature del cielo. Anche quando il tempo non è bello la montagna ci regala paesaggi suggestivi e magnetici!
Ecco! In  lontananza, in forcella, dove le nubi sono più chiare, si vede la nostra meta: il rifugio Alpe di Tires. Qui finalmente possiamo toglierci gli scarponi, fare una doccia e rilassarci, ridere, scherzare, cenare, chiacchierare, giocare a carte e dormire... dormire è forse una parola "grossa"... c'è chi russa, chi si alza, chi tira una ciabatta a chi russa, chi parla a voce alta, e chi, fortunato lui, dorme nonostante tutto il rumore.
La mattina l'azzurro del cielo ci dà il buongiorno e con entusiasmo iniziamo la traversata del Catinaccio. Man mano che saliamo godiamo di incantevoli paesaggi, è impossibile non fermarsi a fotografare il Rifugio visto dall'alto e posto ai piedi dei Denti di Terrarossa, l'imbocco della Val Duron, e le cime del Molignon.

Con un percorso di sali e scendi arriviamo a Passo Molignon, poi giù nel cuore del Catinaccio, e poi di nuovo su, fino a Passo Principe, qui dal Rifugio omonimo ammiriamo il Catinaccio d'Antermoia e la Cima Grande di Valbon. Una facile discesa ci porta al Rifugio Vajolet, le Torri del Vajolet sembrano piroli di sabbia. Dal rifugio scendiamo per qualche centinaio di metri in direzione Gardeccia, per poi prendere a destra il sentiero 541, che ci conduce, nuovamente in salita al Passo Cigolade, dove la nostra fatica è compensata da una superba vista su tutto il percorso fatto : il temporale del giorno prima è solo un ricordo e le rade nubi creano un gioco di chiari e scuri sulla vallata, così da farla sembrare, vista da quassù, un plastico.
Raggiungiamo il Rifugio Roda de Vael, dove finalmente possiamo ristorarci e recuperare le ultime preziose energie per scendere a Passo Costalunga, non prima però della classica foto di gruppo.

I due giorni della attraversata dei Veterani del Cai Padova sono finiti, ma resta nel cuore e nei ricordi il colore delle maestose montagne, il soffio del vento in forcella, il rumore dei sassi sotto i nostri passi e le voci amiche dei compagni.
Un escursione così bella ed intensa che solamente al rientro in città ho avvertito i dolori di una caduta, sarà stata l'adrenalina a farmeli ignorare? Si, mi sa che la montagna è la nostra adrenalina!

al rifugio Passo Principe

i Veterani del Cai Padova sui prati dell'Alpe di Siusi

al rifugio Alpe di Tires

nel cuore del Catinaccio, Daniela

verso passo delle Cigolade

vista sulla conca del Vajolet

la verdeggiante Alpe

al rifugio Roda de Vael