mercoledì 16 novembre 2011

Scialpinismo tra gli Spiz di Mezzodì

Autore: Francesco Marra, Andrea Terrin e Giordano Baldin

Un recente articolo di Alessandro Masucci su “Le Alpi Venete” ha rispolverato l’atmosfera che si respirava in Val Pramper durante il periodo delle esplorazioni in valle: gruppi di alpinisti di diversa provenienza erano quasi in competizione per assicurarsi la prima salita di una parete imponente o semplicemente di una linea particolarmente interessante. Diverse prime salite nello stesso giorno, quasi a marcare i weekend di bel tempo della stagione.

Oggi invece la situazione è molto diversa. D'estate pochi escursionisti ne percorrono i sentieri e i viaz, qualche amante dell'arrampicata percorre le vie più classiche come lo spigolo Gianeselli o la Miotto-Bee-Gianeselli sullo Spiz di Mezzo. Ancora più rara è la frequentazione invernale: solamente gli amanti delle cascate di ghiaccio sono soliti addentrarsi nel gruppo alla ricerca di alpinismo. La verticalità delle pareti e l'esposizione di sentieri e cengie lo rende infatti assai avaro di itinerari per lo scialpinismo. Chiunque si sia addentrato tra i solitari Spiz di Mezzodì ha senz'altro potuto cogliere la sensazione di privilegio che questo piccolo mondo trasmette.

A febbraio 2008 abbiamo percorso con gli sci l'unico tracciato scialpinistico conosciuto degli Spiz di Mezzodì: il Giaron dantre i Spiz fino alla Forcella la Porta (da non confondersi con la vicina forcella nel gruppo del Tàmer-San Sebastiano), avevo infatti voglia vedere innevati quei luoghi che tanto mi avevano emozionato durante l'estate.

Da tempo parlavamo di percorrere con gli sci il lungo canalone (il Canalone Sud), parallelo al più conosciuto Giaron della Fopa, che delimita ad ovest le pareti degli Spiz maggiori. L'assenza di un obiettivo alpinistico vero e proprio e le incognite di un canale molto accidentato avevano però sopito i nostri interessi. Ma ecco l'inverno del 2009 con il suo incredibile carico di neve a riempire i canaloni e a ricoprire pendii anche in stagione avanzata. L'esplorazione può cominciare! Al solito tutto comincia da casa davanti alla cartina, alle foto e alla “mitica” guida di Giovanni Angelini e Pietro Sommavilla “Pelmo e Dolomiti di Zoldo”. Leggiamo: “Qui il canalone si biforca in due rami [...] su per il ramo di destra e poi ancora per un'altra diramazione. Si rasenta il Dente della Fopa, che va digradando verso NE con lastroni e ghiaie, e si passa accanto alla Forcella Sud del Piccolo Dente [...] fino alla Forcella del Venier. Dalla forcella per facili rocce inclinate in direzione SE in cima”.

Scatta la telefonata e la "cordata" si crea subito. La ritirata è probabile: lotta coi mughi in basso, faticosa salita nel canalone (chi è stato al Bivacco Carnielli può capire), possibili tratti di ghiaccio vivo in alto, tutte le incognite di una discesa non documentata. Nonostante questo (o in virtù di questo?) Lerri (Andrea Terrin) è sempre disponibile per questo genere di alpinismo. Lui è il compagno fidato delle Avventure, molte proprio sugli Spiz (pare inoltre che sia determinante nel superamento dei passaggi più impegnativi! è nota infatti la sua tipica affermazione di fronte agli imprevisti di una ascensione: “Tranquilli! Vado avanti io che sono sotto esami, così mi passa la voglia di montagna per un po’ e riesco a studiare”). All'ultimo si unisce al gruppetto anche Giordano (Baldin), nostro compagno nel gruppo di scialpinismo della scuola Piovan. Siamo così in tre a dividere il peso e la fatica della salita, i pensieri della discesa ma soprattutto le gioie di una giornata diversa. Portiamo anche la corda, le piccozze e qualche vite da ghiaccio: “su per il ramo di destra” è tutto ciò che sappiamo sulla parte alta del canale.

La stagione è avanzata e riusciamo a parcheggiare l’auto abbastanza avanti lungo la val Pramper, anche se, comunque, prima della diga. Come sarà l’innevamento in basso? Raggiungeremo il Canalone Sud? Dovremo superare salti ghiacciati, fare doppie? E come sarà il pedio finale? Molte domande ci accompagnano mentre percorriamo la stradina che porta all’attacco del sentiero estivo. Portano con loro un po' di apprensione, ma anche curiosità, e finalmente scorgiamo le lingue di neve scendere dai canaloni. Il Giaron della Fopa è ancora perfettamente percorribile e sicuramente anche la traversata per la Cima del Coro.

Giaron della Pala dei Lares, ci facciamo strada cercando la neve tra rocce e mughi fino a dove il canale gira verso Sud, improvvisamente la copertura nevosa diventa abbondante e ci conduce sulla Pala dei Lares Bassa. Qui con un traverso cerchiamo di non perdere quota e ci congiungiamo con il Canalone Sud. Presto i rampant aiutano le pelli a far presa sulla neve mattutina e le fitte svolte si susseguono fin sotto le rocce dello Spiz Sud, dove d'estate si stacca il sentiero per il  bivacco. Siamo sorpresi dai Canaloni Nord e di Mezzo: l'incredibile quantità di neve ha coperto salti di oltre dieci metri e gole estive rocciose e piene di salti sembrano ora docili, strette, linee di neve.

Il canalone in alto si dirama e non riusciamo a vedere la parte alta. Giungiamo alla biforcazione gradinando la neve dura con gli scarponi ma, piccozze alla mano, riusciamo a procedere con andatura lenta e costante. Non sembrano esserci salti ad impensierire. Un canalino stretto e più ripido conduce alla Forcella Sud del Piccolo Dente dove il primo sole ci scalda. É talmente piccola che non ci stiamo tutti e tre! Mentre l'ultimo raggiunge il valico, il primo deve già attaccare il ripido pendio soprastante: conduce direttamente in vetta, senza bisogno di passare dalla Forcella del Venier, ed è completamente innevato. La vetta è inaspettatamente spaziosa! Ci abbracciamo prima ancora di togliere lo zaino e rimaniamo per qualche minuto a guardarci attorno, increduli e soddisfatti.

Dobbiamo però muoverci, le difficoltà non sono finite e il sole sta rapidamente intaccando il pendio finale. Cominciamo la discesa uno alla volta, misuriamo le curve e teniamo la piccozza in mano perchè a parte la forcella da cui proveniamo il pendio è picco su salti di roccia verso i canaloni sottostanti. Sotto la forcella la neve torna ad essere dura, a tratti ghiacciata. Una ventina di metri vanno derapati, ancora picca alla mano, per superare la strettoia, gli sci ci passano per un pelo! Poi ci si può finalmente "rilassare" nella sciata del canalone che è ripido ma più accogliente. La neve è dura e i grumi delle valanghe la rendono difficile. Ancora una volta preferiamo la sicurezza del pendio al piacere della sciata.

Ma la giornata è indimenticabile. È la soddisfazione per la riuscita della linea. È la gioia della compagnia di amici. È la felicità per una giornata di alpinismo come piace a noi.