Speriamo che nevichi (una via di roccia)
27 agosto 2011, Le Coste (Taibon Agordino)
Il bastoncino segnatempo appeso vicino alla porta di casa Proto a Coste (BL) ci suggerisce di ritardare la partenza. Passiamo il tempo cercando una soluzione per emulare le leggendarie gesta del mitico Franco Tosi. Si narra infatti che riuscisse ad arrampicarsi sullo stipite del’ingresso per raggiungere la finestra al primo piano della casa.Verso le dieci, proprio mentre pensiamo di rompere il vetro della finestrella sopra la porta, per guadagnare un buon appiglio e lanciare al balcone, ci sorprendono le prime gocce di pioggia e decidiamo di desistere. Il maltempo non ci scoraggia, la compagnia è buona, fa fresco e qualsiasi cosa sarebbe meglio degli afosissimi 40 gradi che si pativano a Padova nei giorni scorsi.
Le schiarite previste per il pomeriggio non si fanno attendere troppo, e alle cinque siamo già in marcia lungo il Van de le Forzele, destinazione: cima della Gardesana. Un rapido consulto alla guida non può non far cadere l'occhio sulla via direttissima aperta dalla cordata Dorotei-Masucci-Sperandio a inizio anni '80, la relazione dice “difficoltà paragonabili (più impegnativa) alla via delle guide in Torre di Valgrande, Civetta". Chi ha fatto la via delle guide può immaginare perchè la nostra destinazione è un'altra!
Qualche settimana fa Checco (Francesco Marra, N.d.A.) ha fotografato una parete che sale lo spallone a Nord della cima della Gardesana. La ricognizione parla di roccia ottima, si intravedono possibili linee di salita, non abbiamo notizie di precedenti salitori e pare anche che questa volta si riesca a proteggere discretamente lungo la salita: una ricognizione è d’obbligo!
Con noi c’è anche Guido Valier che, come sempre oberato di lavoro, è reclutato all’ultimo, e pur di sfuggire al caldo accetta di seguirci a scatola chiusa. Un unico momento di esitazione: “ma la Gardesana non è la statale quella sul lago?”.
Eccoci qui. Tre scialpinisti, in una valle conosciuta per lo scialpinismo, a bivaccare su un masso piatto portandoci in cima alberi secchi per grigliare la cena. Il panorama è ineguagliabile e anche questa volta lo sponsor non è parco. Niente materiale tecnico però: la ditta disposta a sponsorizzare degli scialpinisti su roccia produce solo birra.
28 agosto 2011, Van dele Forzele (Forno di Zoldo)
All’alba non c’è una nuvola in cielo. Dalla nostra posizione privilegiata sulla cima del masso possiamo godere del tepore dei primi raggi del sole che fa capolino dietro gli Spiz di Mezzodì. Scesa la normale al masso, in breve ci portiamo alla base della parete e ci dirigiamo a colpo sicuro verso quello che avevamo individuato esserne il punto debole.
Dopo pochi metri di arrampicata il mio entusiasmo viene però smorzato da un vecchio cordino che spunta da una clessidra. Con un po’ di rammarico lo comunico ai miei compagni ma loro fanno eco: “ma è grave??”, la giornata è stupenda e la via, anche se già percorsa, resta tutta da scoprire, ci sarà di che divertirsi! Proseguo arrampicando su roccia bellissima ed ecco: un paio di metri alla mia sinistra.. uno spit. “Questo sì che è grave!” urlano da sotto. C'è anche un tassello senza piastrina, la sosta. Un po’ disturbato dalla presenza inimmaginabile di spit su una parete come questa, e spinto dal desiderio di esplorazione che aveva animato il nostro progetto, cerco di ignorare la cosa e mi mantengo verso destra, supero un muretto piu verticale e sosto in una nicchia con due bei chiodi che entrano cantando tanto che uno non ne vorrà sapere di uscire.
All’inizio del secondo tiro Checco, passato al comando della cordata, trova un altro chiodo. Altri spit di dubbia utilità si susseguono verso sinistra. Checco, piuttosto contrariato, decide di attenersi al virgiliano consiglio: “non ragioniam di lor ma guarda e passa”. Passa una clessidra a meno di un metro dal primo spit (!!), e obliqua verso destra seguendo una serie di fessurine superficiali che semprano fatte apposta per essere scalate. La linea è logica e le difficoltà si mantengono contenute. Ne esce un tiro stupendo.
Ora un tiro in obliquo verso sinistra ci porta su una cengetta da cui possiamo scegliere dove proseguire. Della riga di spit non c'è più traccia.
Guido passa in testa si porta sotto una parete scura e con due tiri lunghi e con difficoltà omogenee ci porta sulla sommità dello spallone. Un momento più “emozionante” all'inizio dell'ultimo tiro: la roccia scagliosa e meno proteggibile lo obbliga a piantare un chiodo ad ad essere delicato nel breve tratto che ritrova la degna conclusione alla salita. La discesa è facile e in breve siamo al nostro masso e poi al bar centrale di Forno di Zoldo con tre birre ghiacciate.
Siamo soddisfatti, ma il pensiero (fortunatamente disatteso) delle temperature africane che ci aspettano a casa comincia a farsi largo fra i ricordi della giornata. Non resta che ricominciare a sognare e fare nuovi progetti, e noi siamo scialpinisti quindi... SPERIAMO CHE NEVICHI!


















