mercoledì 7 dicembre 2011

Verticali di calcare

Autore: Daniela Grigoletto

La prima doppia sul Verdon

Gli anelli di corda si sfilano rapidi dalla mano.
Sento le mezze andare in tensione oltre lo spigolo della cengia.
Non vedo dove, ma ho teso il filo.
La prima doppia sul Verdon.
Un’àncora sottile infissa nel vuoto.
Dal ciglio della gola ora posso guardar giù.
La mia faccia è al sole ma l’aria densa e umida sale dal basso,
dove il fiume ancora dorme all’ombra.
Sto a mezzaria tra le striature calde delle pareti già assolate
e il tumulto verde e polveroso del fondovalle.
Intorno è una vertigine di linee, cadon tutte al centro,
tra il groviglio dei mulinelli d’acqua
e il disordine dei giardini pensili.
Ora verticalità e luce combaciano.
Giallo, oro, bruno, poi bluastro, grigio, argenteo.
Levigato, lucido, attraente. 
Il vuoto ora è pieno di colore e traccia segni sulle placche.
Brevi appigli, lunghi intagli, qualche solco,
mille increspature sul calcare.
Itinerari fantastici verso il sole affacciato al ciglio.
Nel desiderio di inseguirlo
comincia il gioco rovescio e circolare della salita.


…forse il moto rovesciato dello stile Verdon, che scende dall’alto per poi tornarvi, ben rappresenta la rivoluzione  culturale e sociale che  in esso si svolse negli anni ’80, quando “l’arrampicata si sciolse dall’alpinismo” per divenire gesto armonico e leggero, danza estrema e scanzonata sulle difficoltà più spinte della roccia.
Ma torniamo un attimo indietro….

Les Gorges, le gole, furono discese ed esplorate per la prima volta nel 1905, dall’avvocato-speleologo Alfred Eduard Martel, il divoratore di profondità cui è dedicato l’omonimo sentiero che costeggia sinuosamente il corso del torrente sino al Point Sublime, con tre giorni e mezzo di rocambolesca navigazione a mezzo di rudimentali canotti e col suffragio della popolazione locale.
Nel 1963 vennero tracciate  le prime vie sulla parete del Teillon, vicino a Castellane, ad opera dei nizzardi Dufranc, Gounand e Kennis, mentre nel 1966 i marsigliesi Guillot, Kelle, Andrè,  Coqueugniot, Domenech e Chabert aprirono le prime vie sulle falesie di St. Maurin.
Ma fu nel 1968, che si aprirono realmente le danze sul palcoscenico del Verdon, con le vie lunghe aperte nel cuore delle gole, tra cui la celebre “Demande”, spaccatura naturale di 320m che solca l’intera parete, oppure l’Eperon Sublime, Luna Bong, la Paroi Rouge, ad opera di Guy Heran e i suoi amici…e a la Palud, piccolo paese della Provenza, cominciarono ad riunirsi scalatori da ogni parte della Francia.
Gli anni ’70 videro crescere lo splendore del settore de l’Escalès, sulla riva destra del Verdon, con l’apertura di  itinerari come Ula e il Dièdre des Aixois. La realizzazione  della “Routes de Crètes”, la strada delle creste, rese gli avvicinamenti irrisori e qualcosa cominciò a cambiare nel modo d’arrampicare: si abbandonò l’artificiale, si abbandonarono le fessure e ci si immerse nelle grandi placche grigie e lavorate, tracciando le cosiddette vie a “goccia d’acqua”, si cominciarono a lasciare protezioni in loco e si cominciò ad attaccare le vie calandosi dall’alto. Sono gli anni di Guyionar, Troussier, Fouque e ancora di Jaques Perrier (Pschitt) con la sua mitica Pichenibule.
Negli anni ’80 il Verdon divenne teatro indiscusso di gesta e gesti di una bellezza straordinaria e indimenticabile, la sua fama e la sua magia si diffusero in tutto il mondo e i grandi nomi di Manolo, Patrick Edlinger, Patrick Berhault, Catherine Destivelle, Lynn Hill e ancora Bestagno, Potié, Moffat e molti altri, si affacciarono sulle sue gole sfidandosi in danze sublimi e estreme, rivoluzionarie e giocose, e diedero così vita ad una nuova epoca e ad un nuovo stile, quello dell’arrampicata sportiva fine a sé stessa, piacere e libertà in armonia col vuoto.


Con la testa affollata di miti passati e tiri sognati decidiamo di ripercorrere una delle linee più classiche della parete, “la Demande”, aperta da Coqueugniot e Guillot nel 1968. E’ forse la linea più evidente della valle, una fessura profonda e arcuata che si attacca direttamente dal sentiero Martel; incide l’intero fianco della gola per smorzarsi sull’orlo sommitale e frastagliato del settore de  l’Escalès, sulla riva destra del Verdon. La logica dell’itinerario è perfetta, la sua bellezza impeccabile, un taglio netto fra due speroni compatti.
Arrampicare è solo assecondare. Assecondare questa linea scura che si contorce e curva nelle prime lunghezze, per poi aprirsi e scindersi nel cuore della parete, dove muta in larga spaccatura rossastra e surreale. Lucida per le tanti mani che l’han toccata, scavata e poi scolpita dallo scorrere incessante delle acque, fatta di vuoto, quando s’allarga in profondo diedro aperto e levigato, questa fessura sembra attrarti ed ammaliarti mano a mano che la insegui. E’ come se ci finissi progressivamente dentro. Ti costringe a strisciare di schiena e insinuarti nel fondo cieco del camino; così finisci per mescolarti completamente alla materia della via, alla sua pietra che graffia e scivola, alla polvere che respiri e soffi via, a quel po’ di terra che sta sulle rugosità della roccia. Diventi quell’elemento che sta in mezzo al vuoto del diedro aperto, e istintivamente, maldestramente, cerchi di riempirlo.

Gorges du Verdon – carta d’identità:

Indirizzo: Hautes Provence, da Nizza per Castellane ed infine a La Palud,710 km da Padova - quota da 600 circa sul fondo delle gole a 900 m s.l.m. a La Palud
Roccia:splendido calcare grigio compatto
Numero di vie: più di 1000
Esposizione: tutte, prevalentemente a sud e est per le vie sulla la Riva destra e a nord e ovest per la le vie sulla riva sinistra
Difficoltà:  4a – 8c
Tipo arrampicata: tecnica su placca a gocce
Logistica: sei campeggi nei dintorni, due a La Palud (consigliamo camping Municipal), ostello della gioventù, diversi Gites e vari alberghi
Stagione ideale: da aprile a ottobre – consigliati i mesi di giugno e settembre
Settori: Rive Gauches (riva sinistra del Verdon - accesso da  Aiguines) e l’Escalès ( riva destra del Verdon, accesso da La Palud – settore storico)
Info sui siti: www.planetmountain.com , www.ukclimbing.com, www.coronn.com (guida completa scaricabile o acquistabile on line, altrimenti la nuova edizione è in vendita a La Palud)
Note: consigliamo gli itinerari da noi percorsi per la bellezza e l’esposizione, consapevoli che ce ne saranno infiniti altri altrettanto meritevoli: settore de La Dérobée, settore della Dent d’Aire, via classica La Demande; consigliamo, infine, di percorre il sentiero Martel sul fondo delle gole e magari accertarsi che ci sia la navetta di ritorno, visto che noi abbiam dovuto rifarlo in senso contrario. Infine, ho scoperto che quelle specie di condor che ti puntano mentre arrampichi appartengono alla famiglia dei Grifoni, rincorrono le termiche al fianco di chi arrampica, la gente si accalca sui belevedere per seguire i loro volteggi e commentare la tua salita.

CÉUSE

Céuse sta in piedi sopra la collina.
La sua bellezza sfacciata domina la pianura verdastra coi suoi campi quadrettati; spicca da ogni lato, da ogni verso, da ogni punto cardinale….impari in fretta il suo profilo, soprattutto all’imbrunire, quando la “mezza luna” scolpita al centro diventa un mezzo cerchio quasi esatto che interrompe la sua cresta e pare sorriderti da lontano.
L’accesso alla falesia è un sentiero nella macchia che sa di lavanda e timo, caldissimo e quasi mediterraneo, la logistica è semplice…un campeggio solo, una clientela solo, una strada solo…poche case e poche auto, un bel silenzio e un bel buio, fatto di tende addormentate e stelle sparpagliate sopra.
I settori di arrampicata al contrario sono una decina per un totale di più di 300 itinerari, ai piedi delle vie tanti ragazzi giovani, tante facce, tanto magnesio sulle dita, qualcuno dorme al riparo dei profondi tetti, altri attendono che il sole cali per iniziare il loro gioco verticale…
Stare a Céuse è anche stare a guardare, guardare questo nastro d’argento che si srotola luminoso tra la terra ocra e il cielo terso, quasi fosse un corpo, levigato e disteso, che l’acqua veste a strisce, infinite strisce sfumate l’una sull’altra in tinte senza nome.
Le vie risalgono le strisce, che l’acqua disegna cadendo, e chi sale è poco più di una goccia, nella distesa uniforme di quest’onda sollevata e ferma.
Di giorno Céuse arde di sole e pietra calda, ma è all’imbrunire che si risveglia, è al tramonto che il corpo disteso si scuote e si rialza e lascia che la luce gli coli addosso, sulla testa e poi sui fianchi, fino a bagnar le punte dei piedi, affondate nella terra che diventa rossa.  E’ alla sera che occorre fermarsi a guardare, con gli occhi scaldati dalle infinite strisce che si mescolano, con l’aria che si fa fresca sulla pelle e chiude il sipario delle danze verticali.


Céuse – carta d’identità:

Indirizzo: Hautes Alpes, circa 20 km da Gap, 580 km da Padova, quota da 1600 a 1800 m s.l.m.
Roccia: 3 km di splendido calcare compatto a buchi e rigole
Numero di vie: 300, chiodatura a spit e resinati riattrezzata da poco, parsimoniosa ma nuova
Esposizione: Ovest, Sud e Est, è un ferro di cavallo
Difficoltà:  4a - 9a+
Tipo arrampicata: placca o strapiombo
Logistica: Camping Des Guérins situato ai piedi della falesia e lungo il sentiero d’accesso, hotel Muret a  Sigoyer, qualche Gites rural disperso nella campagna circostante
Stagione ideale: da aprile a ottobre – consigliati i mesi di giugno e settembre
Settori: sono in tutto 14 ma consigliamo di non perdere le Maitres du monde, la Grande Face, la Demi lune e il celebre Muro di Berlino.
Info sui siti: www.planetmountain.com , www.ukclimbing.com (area Hautes Alpes)
Note: consigliamo di spostarsi lungo le strade secondarie panoramiche, che attraversano caratteristici borghi medievali – “sentiero dei villaggi fortificati”


BUOUX

T’accorgi di Buoux solo all’ultima curva. Percorri chilometri di calcare brullo e dorsali terrose chiedendoti dove si sia nascosto. Lungo strada cespugli radi e pochi colori, per lo più chiari, richiaman luoghi quasi di mare, mangiati dal sole e seccati dal vento. Non capisci bene in che posto sei e che volto abbia veramente.
In effetti Buoux è un mondo che sta sotto. Il negativo della pianura.
Passate quattro o cinque case in pietra, la strada fa una manciata di curve strette verso il basso, scava la pianura e ci finisce sotto, spalancando l’uscio a un nuovo mondo.
Buoux sta in una gola, accovacciato sul letto d’un piccolo rio, in parte sommerso dall’intreccio di piante che lo cingono. È una falesia magnifica, un calcare corallino e spugnoso ornato di verde, un verde ondulato, carico, che s’attorciglia fra i rami più scuri e porta l’ombra ai piedi delle vie.
Céuse domina l’orizzonte senza rivali, ti cattura gli occhi fissandoti dall’alto; Buoux ti afferra da sotto e ti trascina nel suo labirinto di arbusti bassi e fiori violacei. Il suo volto seminascosto si rivela solo da vicino, solo se lo cerchi, se frughi fra le sue cenge sfalsate e i suoi camminamenti accennati, se segui una traccia nella boscaglia e arrivi a metterci le mani con la faccia stupita. 
Solo allora ne percepisci la bellezza e la verticalità, l’imponenza dei suoi muri lavorati e divergenti in tante linee, ti accorgi che alle volte è quasi arancione, altre rossastra, scopri che non è levigata e compatta come le altre placche ma è sfaccettata e contorta in tutte le direzioni, scaglie orizzontali, conche, pilastri, forme ruvide e acuminate, poi tonde e sporgenti, non possiede la consistenza liscia e regolare delle muraglie di calcare ma piuttosto la forza centrifuga delle zone di mare basso, dove correnti e conchiglie han scolpito un tempo il loro mondo e lascian ora che tu giochi sul loro dorso.

Buoux – carta d’identità:

Indirizzo: Vaucluse (Luberon), Provenza del sud –  770 km da Padova, 145 da Gap - quota da 300 a 500 m s.l.m.
Roccia: Calcare organogeno, calcarenite e calcare grigio compatto
Numero di vie: 500, spit e resinati in ottimo stato
Esposizione: ovest, sud e nord
Difficoltà: 4a - 8c
Tipo arrampicata: varia – placca, fessura
Logistica: camping a Bonnieux o a Apt, diversi Gites d’étape nei dintorni
Stagione ideale: da aprile a ottobre – consigliati i mesi di giugno e settembre
Settori: sono in tutto 35, consigliamo fra i tanti le Fakir, il Pilier de fourmis, Mur zappa, TCF, Stix
Info sui siti: www.planetmountain.com , www.ukclimbing.it (area Vaucluse), www.coronn.com
Note: consigliamo di visitare il forte medievale di Buoux, situato sull’altro fianco della valle e completo di chiesa, abitazioni e cisterne scavate nella roccia, camminamenti, ponti levatoi, nonché splendida finestra sulla falesia di Buoux in tutta la sua estensione

In realtà, il nostro breve tour della Provenza ha percorso un anello fermandosi a Céuse, Orpierre, Buoux ed infine in Verdon. Spendo ancora qualche riga per descrivere Orpierre, un borgo medievale circondato da pareti arcuate e impreziosito da una caratteristica guglia, le Quiquillon, che domina il paese, regalando suggestive linee di salita. 

Orpierre – carta d’identità:

Indirizzo: 130 km a sud di Grenoble e 170 a nord di Marsiglia, quota 920 m s.l.m.
Roccia: Calcare grigio compatto
Numero di vie: 210, chiodatura a fix e spit in ottimo stato
Esposizione: tutte
Difficoltà: 4c – 8a
Tipo arrampicata: varia – placca, fessura
Logistica: camping: Princes d’Oranges , diversi Gites d’étape nei dintorni (consigliamo Le Moulin)
Stagione ideale: da aprile a ottobre – consigliati i mesi di giugno e settembre
Settori: ce ne sono 8, consigliamo la via Voyage sul Quiquillon
Info sui siti: www.planetmountain.com , www.ukclimbing.it (area Hautes Alpes)
Note: splendido contesto naturale e storico, arrampicata di tutte le difficoltà