mercoledì 15 febbraio 2012

Il Pelmo per la Cengia di Grohmann

Autore: Lucio De Franceschi
Categoria: alpinismo

Premessa
Ogni estate centinaia di persone giungono in vetta al Pelmo seguendo la via normale lungo il versante Est e la Cengia di Ball, percorrendo lo storico itinerario della prima salita effettuata il 19 settembre 1857 dall’irlandese John Ball assieme a un ignoto cacciatore.
Nel 1863 venne a visitare il Pelmo anche il giovane pioniere austriaco Paul Grohmann, autore di numerose e prestigiose prime salite in Dolomiti (nello stesso anno salì anche l’Antelao, mentre nel 1862 fece la prima salita della Tofana di Mezzo, nel 1864 conquistò la Marmolada, nel 1865 il Cristallo e nel 1869 il Sassolungo e la Cima Grande di Lavaredo). Grohmann si rivolse con un certo interesse anche verso questa montagna che riteneva fosse ancora da salire, in quanto la precedente salita di Ball doveva ancora essere pubblicata.
Assieme alle guide Francesco e Alessandro Lacedelli e a due cacciatori di Selva, Luigi e Melchiorre Zuliani, partì dalla Val Fiorentina e il 6 settembre 1863 giunse in vetta “senza alcuna perplessità e senza incidente di sorta (salvo 6 camosci sloggiati dalla cima e balzati sul nevaio)”, come riporta nella sua guida Giovanni Angelini.
Il percorso seguito si identifica principalmente in una vertiginosa cengia che in quell’occasione prese il suo nome. La cengia inizia subito sotto la Forcella della Fessura e taglia in modo quasi orizzontale le pareti Ovest e Sud del Pelmo sbucando quindi nella parte media del Valòn dove incontra la via normale della Cengia di Ball.

Questa via fu in seguito ripetuta abbastanza spesso tanto è che la prima salita femminile al Pelmo da parte di Selina Fox con il marito Charles Packe e con le guide Alessandro Lacedelli e Angelo Dimai il 22 luglio 1870 avvenne lungo questo itinerario. 

Dopo la costruzione del Rif. Venezia nel 1892 la Cengia di Grohmann prese a essere percorsa sempre più raramente a favore della Cengia di Ball ,che a tutti gli effetti divenne la via normale per autonomasia. Oggi il rapporto tra le due salite penso sia 1 a 10, motivo per cui ritengo che il tracciato del giovane austriaco conservi ancora intatto quel fascino solitario di alpinismo esplorativo che senz’altro merita di essere provato dagli amanti di questo genere di ascensioni.

            


Relazione Tecnica
La salita, seppur non presenta difficoltà tecniche particolari, va affrontata con una certa cautela in quanto tutto il percorso della cengia risulta assai esposto e senza possibilità di effettuare una dovuta assicurazione, motivo per il quale la corda non serve (potrebbe essere utile invece in discesa lungo la Cengia di Ball). 
Diff. Facile con 2 pass. di II. Disl. dal Rif. Venezia 1400 m. Ore 5


Punto di partenza naturale è il Rif. Venezia 1946 m dal quale si seguono le indicazioni per Forc. Staulanza fino ad arrivare in loc. Le Mandre 1908 m in vista del canalone che divide il Pelmo dal Pelmetto e culmina nella Forc. della Fessura (ore 0.45; fin qui si può giungere anche direttamente dal paese di Coi o da Forc. Staulanza impiegando in ambedue i casi c. 1 ora).

Si abbandona il sentiero salendo tra i mughi subito a destra di un ruscello lungo una traccia scarsamente visibile ma che in seguito diviene abbastanza evidente. Si sbuca così sul vasto ghiaione del canalone e seguendo degli ometti ci si sposta progressivamente verso destra fino ad entrare in un ripido canale posto a destra del canalone principale subito a destra di un avancorpo dalla sommità mugosa. Si risale faticosamente detto canale su ghiaie e rocce friabili fin quasi al suo termine (ometti) quando si intravede la possibilità di uscire sulla sinistra in mezzo ai mughi affacciandosi così sul canalone principale. 

Superata la breve fascia di mughi si risalgono le ripide ghiaie di una cresta detritica (ometti) fino a portarsi sulla sinistra nel canalone che si risale faticosamente (meglio stare un po’ sulla destra) e superata una strettoia a destra su facili rocce si giunge fino a c. 50- 60 m sotto la Forc. della Fessura a c. 2700 m da dove a destra si intuisce l’inizio della Cengia di Grohmann (ometti) che viene raggiunta superando dei brevi gradoni friabili (ore 1.30; ore 2.15). 

Si continua per la cengia (ometti) dall’aspetto impressionante, data la sua notevole esposizione lungo una stretta traccia disegnata sulle ghiaie, dapprima in leggera salita e quindi quasi orizzontalmente fino a giungere alla prima difficoltà, costituita dall’aggiramento di uno spigolo di rocce giallastre un po’ friabili che obbliga a scendere (3 m; II). Subito dopo si riprende a seguire la cengia in un ambiente sempre più selvaggio e maestoso passando sotto la parete S del Pelmo con dei tratti in saliscendi fino ad arrivare al secondo ostacolo costituito anch’esso dall’aggiramento di un ulteriore spigolo per fortuna su roccia più solida (3 m; II). 

Dopo una breve risalita ci si affaccia sul Valòn dove passa la via normale e quindi seguendo la cengia in discesa si raggiungono  le tracce di quest’ultima (ore 1.15; ore 3.30).

Si seguono le tracce con salita faticosa su ghiaie instabili spostandosi un po’ sulla destra per superare una fascia rocciosa (ometti) oltre la quale si sbuca sul bellissimo anfiteatro superiore. Spostandosi progressivamente a sinistra si raggiunge il Ciglione Occidentale in corrispondenza della sua massima depressione; si segue quindi la cresta su facili rocce e dopo un ultimo passaggio ripido un po’ esposto si giunge in vetta (ore 1.30; ore 5); (in vetta nel 2011 è stata posta una croce nuova con libretto delle salite in sostituzione di quella vecchia tolta non si sa da chi).

Conviene effettuare la discesa per la via normale e la Cengia di Ball, ben segnalata e attrezzata nei punti più esposti (ore 2.30).