venerdì 24 luglio 2015

Cavinato d'oro 2015

Autore: gruppo di Scialpinismo
Categoria: scuola di alpinismo

Venerdì 3 luglio, nella splendida dimora rurale di CasaTerrin, in una cornice festosa,  al termine della quarta edizione del Premio Cavinato, è stato consegnato il trofeo  2015 a Roberto Gardellin, alias Gardo con il titolo Super Ego.
Il premio, istituito nel 2009 e giunto alla quarta edizione è stato istituito dal Gruppo di Scialpinismo della Scuola Nazionale di Alpinismo “F. Piovan”, quale  riconoscimento riservato agli istruttori stessi del Gruppo, distintisi per meriti particolari in ambiti alpinistici, culturali o comportamentali. A tale proposito in passato valenti personalità, prima fra tutte Nazzareno Cavinato, seguito da Mauro Cantarello e nella passata edizione da Massimo Loreggian, hanno segnato con le loro stravaganti e peculiari esperienze ed in modo esclusivo ed ineguagliabile il significato e l'importanza del premio. 
Roberto Gardellin, celeberrimo personaggio presente sulle varie scene padovane, raccoglie oggi una meravigliosa eredità che lo porta così nel poker d’assi  di istruttori che il gruppo di sci alpinismo ha espresso  coralmente e con grande amicizia. Nessun altro ha saputo rappresentare così sublimamente, con il suo Superego, la tensione emotiva e la perfezione assoluta di anima e corpo del nostro protagonista. Siamo certi che le sue doti verranno da tutti apprezzate e celebrate per rendere così sempre più prestigioso ed ambito il Premio Cavinato. 

 

Un pregevole lavoro cinematografico atto a celebrare le gesta del Gardo è stato presentato alla serata ed è ora disponibile in rete. Siamo orgogliosi di pubblicare qui di seguito, in anteprima assoluta persino rispetto a Ciak!, la recensione di Tatti Sanguinetti: 

 

Come tutti sanno il cinema italiano occupa certamente una posizione di rilievo nell’olimpo della cinematografia mondiale. 
Nato in Francia dalla felice intuizione dei fratelli Lumière, il cinema approda  nel nostro paese come fenomeno da fiere ma già alla fine dell’ottocento e nei primi anni del secolo scorso conosce un rapido sviluppo e una capillare diffusione in tutt’Italia. Vengono così prodotti i primi film, colossal storici che celebrano l’antico passato come 
CabiriaGli ultimi giorni di Pompei Quo vadis? a cui seguono pellicole dedicate alle Dive del muto, donne sublimi trasfigurate in melodrammi romantici ed avventurosi (Fior di male o Cenere); prende poi piede il cinema futurista surreale (Vita futurista) che esalta le capacità narrative offerte dal moderno mezzo espressivo. Negli anni trenta si passa al cinema dei telefoni bianchi che celebra la rampante borghesia fascista di quegli anni a cui si contrappongono film che traggono ispirazione dai romanzi quali Piccolo mondo antico o Malombra. Il neorealismo degli anni cinquanta e il cinema d’autore degli anni sessanta e settanta nonché la commedia all’italiana costituiscono gli ultimi capitoli di una gloriosa stagione d’oro della cinematografia italiana. 
Sono certamente questi i riferimenti culturali e stilistici su cui si basa la produzione di quella che oramai potremmo definire la nuova coppia del cinema italiano: i fratelli Vettori. Nicola, detto Nigos, più schivo tra i due, si occupa principalmente dell’attività registica e degli aspetti tecnici, mentre l’esuberante  Alessandro detto @le alterna  produzione e recitazione, tuttavia insieme  partecipano con passione alla creazione del soggetto.
 In una afosa serata di inizio luglio, nella prestigiosa cornice di Villa Terrin, ad una ristretta cerchia di selezionati amici cultori del buon cinema, questi due artisti hanno presentato  la loro ultima opera intitolata “Super Gardo”. Come già i fratelli Taviani con 
Cesare deve morire o gli istrionici e irriverenti fratelli Cohen con il grande Lebowski, anche i Vettori hanno incentrato la loro ultima pellicola, che potremmo definire più propriamente un docufilm, sul disagio sociale narrando le vicende di un alpinista che colto da sdoppiamento della personalità si convince di essere una persona dotata di super poteri con i quali pensa di realizzare imprese che solo a lui sembrano esaltanti ma che nella realtà risultano risibili. Il dramma di quest’uomo si estrinsecherà in azioni senza senso come pretendere un cambio valuta a lui sfavorevole o il furto di bottiglie vuote al solo scopo di fregiarsi del consumo di vino pregiato. 
L’opera compie  una notevole introspezione psicologica del personaggio resa  evidente nella scena del soliloquio che porterà il protagonista a giustificare la dimenticanza prima e il ritrovamento poi di un paio di scarponi. Questa scena, interamente girata nel claustrofobico abitacolo di una macchina, risulta fondamentale per comprendere l’ambiguità del soggetto ed è  stata recitata dallo stesso regista Nigos, offrendo così un prezioso cammeo come già molti autori prima di lui hanno realizzano nelle loro opere, il più noto tra questi è senz’altro Hitchcock. Anche la scena erotica della nudità del protagonista che esce dalla doccia, che pur potrebbe suscitare qualche polemica circa la sua opportunità,  trova una sua giusta collocazione come nudo d’autore grazie al notevole coinvolgimento emotivo da parte di Claudio Gallo, abile attore,  chiamato a sostenere la parte e che ha fornito una prova recitativa eccellente di notevole espressività drammatica. Da sottolineare anche  l’interpretazione dell’esordiente Vinicio Lorenzoni capace di rendere in modo molto umano la solitudine di una donna, la moglie di Gardo che,  incapace di sopportare il peso di un uomo sdoppiato, fa uso di droghe utilizzando il narghilè, regalandosi così ore di serenità e sollievo. La psichedelia, qui solo accennata, si ritrova poi anche nella scena del furto di bottiglia con la contrapposizione bianco nero, positivo e negativo: ancora una volta il bene ed il male che lottano dentro quest’uomo sperso nelle proprie allucinazioni. E la citazione del bianco e nero di Ladri di Biciclette è evidente. 
La scelta poi di far impersonare il protagonista da numerosi attori sempre diversi, tutti all’altezza del ruolo svolto, ha reso ancor più evidente il dramma di quest’uomo che crede di essere e non è, che espande il proprio ego oltre i confini della realtà: il piumino arancione extra large che spesso indossa rende visibile questa espansione.
 La ricca produzione si è poi avvalsa di un ottima ricerca stilistica per ciò che riguarda i costumi e gli arredi di scena,  è evidente  il tocco artistico della nota costumista Lola Lafernanda. 
A dare rotondità all’opera vi è poi la colonna sonora affidata anche questa volta agli “Smonà” che come ben sottolinea la poliedrica redattrice di produzione Alessandra Tadiotto “si riconferma un gruppo dalle sonorità graffianti ed eversive, dal sound eclettico ed avanguardista”.
Insomma si può ben dire che nel firmamento del cinema italiano ma direi internazionale, il tre luglio  “è nata una stella” anzi due: i fratelli Vettori!

 

Tatti Sanguinetti