Arrampicare Trad


L'attacco della mitica fessura della disperazione in Valle dell'Orco

A Claudia, parete Est, Rocca Pendice. Mai un tiro di Rocca ha strappato tanti tentativi agli arrampicatori, tante bestemmie. La linea è breve, ma ha una logica impeccabile: una placca appoggiata, solcata da una sottile fessura, giusta per le dita. A vederla sembra addirittura facile, non troppo ripida e perfetta.
La prima volta che l'ho avvicinata, ero col Matte e il mitico Tod. Loro, i forti, avevano deciso che era il giorno giusto per provarla. Io guardavo e davo il cambio nelle sicure, avrò contato più di una ventina di voli quel giorno. E ricordo ancora la seria e buia angoscia che si è impadronita del Tod una volta liberato il tratto chiave: aveva paurissima di volare nella parte alta e dover rifare tutto!
Ma perchè parlare di questo tiro? In fondo il trad non nasce di certo in questi anni, e tanto meno nel padovano... Però è stata "A Claudia" che mi ci ha fatto avvicinare. Poco dopo quella giornata infatti un certo Mondo l'aveva salita in questo stile, c'era anche una foto a dimostrarlo!

Nonostante il nome trad-izionale rimandi al passato, ritengo il trad qualcosa di nuovo: si tratta di scalare pareti e linee utilizzando per sicurezza protezioni tradizionali (protezioni veloci, eventualmente chiodi). Fin qui niente di nuovo, lo facevano anche negli anni '20.
La vera novità è il cambio di punto di vista, è il farlo adesso, quando spit e compagnia bella esistono, sono a buon mercato e sono diffusissimi. È il cambiamento di approccio: da necessità a volontà. Di "tradizionale" ci sono solo gli strumenti. In principio era Paul Preuss pioniere dell'Etica alpinistica più pura, voluta, cercata e vissuta fino alla fine. Talmente avanti che nessuno ne ha mai davvero seguito le tracce.

Ho iniziato ad informarmi, e in rete si trovano numerosi articoli con la storia della disciplina, le tradizioni, i grandi nomi e le grandi imprese, dall'Inghilterra agli Stati Uniti ai paesi dell'Est europeo.
E ho iniziato a guardare le pareti e le falesie con occhio diverso, affascinato dal poter vivere sotto casa parte delle emozioni riservate alle sempre rare giornate di arrampicata in montagna.

Partire con calma, arrivare sotto la parete e poterla guardare da un altro punto di vista. Cercarci dentro qualcosa di diverso, magari una linea indipendente da quelle che qualcun altro ha trovato e dettato a tutti con segnavia luccicanti, magari invece proprio la solita salita, sapendo che darà emozioni e soddisfazioni nuove. Scegliere la linea che più si adatta al proprio stile. Interpretarla. Sognarla. Poi forse, un giorno, salirla.

È un modo di vedere diverso, sicuramente un'involuzione in termini di difficoltà tecnica e di prestazione sportiva, ma una grande evoluzione nell'approccio mentale e introspettivo.
Mi ha insegnato che i sogni sono belli anche quando sai che resteranno per sempre tali.

 

Francesco Marra