Note geologiche

geologia dei Colli Euganei

I Colli Euganei emergono isolati dalla pianura, distinguendosi per forma e per natura dalla distesa alluvionale che li cinge.
Essi costituiscono l’estremità meridionale di una dorsale rocciosa profonda che dalle piccole Dolomiti – Lessini si protende nella Pianura Padana passando attraverso i Berici e gli Euganei.
Osservando la morfologia dei luoghi, si distinguono tre tipologie di forme, accostate e contrapposte le une alle altre:
- Il livello di base, vasto e regolare, è rappresentato dalle alluvioni detritiche di pianura, depositatesi nel corso del Quaternario (ovvero a partire da circa 2 Milioni di anni fa) ad opera dei corsi d’acqua provenienti dalle Alpi e dagli Appennini. E’ costituito da sedimenti incoerenti di granulometria variabile, da finissima (limi e argille) a grossolana (ghiaie e ciottoli), organizzati in livelli e lenti variamente sovrapposti. 
- Lungo una fascia altimetrica intermedia si osservano rilievi dalle geometrie morbide e ondulate, valli incise e dorsali larghe, legati alla presenza di rocce sedimentarie, ovvero depositatesi sui fondali marini a partire da circa 150 Ma, facilmente modellabili dagli agenti esogeni (sole, acqua, vento, gelo) e dall’azione della gravità (frane, smottamenti, colamenti). 
- La fascia altimetrica più elevata è costituita da torrioni e forme coniche o piramidali, caratterizzate da fianchi ripidi e regolari, che ne tradiscono l’antica origine vulcanica.
Le diverse forme del paesaggio sono l’espressione della diversa natura delle rocce in posto, in quanto le loro proprietà chimiche e meccaniche condizionano i fenomeni erosivi che le scolpiscono.
In particolare, le rocce vulcaniche sono generalmente dotate di proprietà di resistenza più elevate di quelle sedimentarie, preservando la loro geometria ed elevazione originaria anche a seguito dell’asportazione dei terreni più teneri circostanti (coltri detritiche di alterazione o rocce sedimentarie). Ecco spiegata l’esistenza di torri e speroni rocciosi staccati o sporgenti rispetto al paesaggio circostante. Essi devono il loro risalto morfologico all’erosione selettiva, che ha lentamente disgregato e rimosso i terreni più teneri che li fiancheggiavano o ricoprivano. 

sedimenti marini sollevati dai vulcani

Uno sguardo alla carta geologica schematica dei Colli Euganei consente una lettura immediata delle diverse unità affioranti in sito. Come sopra accennato, si rinvengono rocce di natura sedimentaria e rocce di tipo vulcanico, a testimonianza dell’antico mare che cingeva l’arcipelago vulcanico degli Euganei.

La serie delle rocce sedimentarie marine ( è costituita da formazioni calcaree e calcareo-marnose che dal termine più antico del Rosso Ammonitico (Giurese superiore – circa 160 Ma) si spingono quasi in continuità stratigrafica sino all’Eocene — Oligocene inf. (circa 36 Ma), rappresentato dalle Marne Euganee.
Precisamente, l’intera successione sedimentaria comprende al suo interno:
- il Rosso Ammonitico Euganeo (Giurese sup.): calcare pelagico a struttura tipicamente nodulare, di colore variabile dal rosso-violaceo al grigio, ricco di modelli interni di molluschi e cefalopodi (ammoniti) e letti di selce rossa e grigia. Nell’area Euganea affiora solamente nei pressi di Fontanafredda, lungo le pendici dei monti Resino e Partizzon.
- Il Biancone (Giurese sup. – Cretaceo sup.): calcare bianco di mare aperto e relativamente profondo a grana finissima e frattura concoide, fittamente stratificato e con lenti di selce scura, ricco di microfossili (nannoplancton, foraminiferi e radiolari planctonici). Si rinviene  nella valle di Fontanafredda, nelle zone di Villa di Teolo e Bastia di Rovolon.
- La Scaglia Rossa (Cretaceo sup. – Eocene inf.): calcari selciferi a grana fine, più o meno marnosi, di colore dal rossiccio, dovuto alla dispersione di ossidi di ferro - quali limoniti ed ematiti - nella massa calcarea, al bianco-giallo, deposti in ambiente di mare aperto (meno profondo del biancone) fittamente stratificati  e ricchi di microfossili planctonici. E’ la formazione più diffusa all’interno dei Colli Euganei, soprattutto nell’area meridionale dove raggiunge uno spessore complessivo pari a circa 130 m.
- Le Marne Euganee: (Eocene medio – Oligocene inf.):  rocce calcareo-argillose fittamente stratificate sino a fogliettate, di colore grigio-giallognolo, contenenti una ricca fauna a foraminiferi e frequenti livelli organici. Facilmente erodibili sono presenti come affioramenti discontinui entro tutto il territorio, in particolare nelle zone di Rovolon, Sengiari, Pirio, Faedo, Gemola, e Teolo.
Tali rocce, depositatesi sul fondo dell’antico mare Euganeo, furono sollevate dalle eruzioni vulcaniche dell’Oligocene, senza le quali risiederebbero ora centinaia di metri sotto le alluvioni della Pianura Padana.

Le rocce vulcaniche derivano dalla fuoriuscita e dal raffreddamento, più o meno rapido, di lave fuse, originatesi per fusione parziale del mantello superiore e della crosta inferiore (intorno ad una profondità di circa 25 km).
La risalita del fuso avviene lungo il sistema di fratture e faglie che caratterizzano il sottosuolo di un’area soggetta ad azioni tettoniche distensive, come nel caso del settore euganeo nell’Oligocene. Una volta in superficie la lava può insinuarsi tra i giunti di stratificazione delle rocce sedimentarie preesistenti, sollevandole e inarcandole pur rimanendone al di sotto. La struttura che ne deriva, ampiamente diffusa nei Colli Euganei, prende il nome di laccolite (ad es. monte Cecilia). Qualora la lava venga a contatto con l’atmosfera e ristagni al di sopra della fessura di emissione il corpo eruttivo che si origina prende il nome di duomo o cupola di ristagno (m.te Vendevolo). Nel laccolite di eruzione, invece, la spinta del magma viscoso eruttato è maggiore della resistenza offerta dalle rocce presenti in sito, tanto da sfondare tale copertura e uscire all’esterno (monte Cero). In questo caso, lungo i fianchi del laccolite, si rinvengono ancora gli strati sedimentari deformati e verticalizzati, appoggiati al corpo lavico solidificato. I filoni, infine, sono corpi di dimensioni ridotte e forma generalmente tabulare, legati a fusi magmatici intrusi all’interno di un giunto o di una fessura variamente inclinata.

rocce compatte, e verticali

Trattandosi di magmi fuoriusciti in superficie, o poco al di sotto, le rocce che ne derivano sono di tipo effusivo, per quanto la presenza della serie sedimentaria al tetto o lungo i fianchi  del corpo eruttivo ne abbia influenzato le modalità di raffreddamento, consentendo in molti casi un consolidamento relativamente lento, compatibile con la formazione completa di alcuni minerali generalmente assenti nelle rocce effusive classiche.

La genesi dei Colli Euganei è associata a due cicli vulcanici distinti, di età e caratteristiche diverse.
I primi fenomeni magmatici hanno avuto inizio nel corso dell’Eocene superiore, (circa 140 Ma), originando colate sottomarine di lave basaltiche fluide. Queste si sono riversate sui fondali marini mescolandosi o intercalandosi ai sedimenti marnosi che andavano progressivamente depositandosi. Associati a tali lave basiche si rinvengono prodotti piroclastici (tufi) legati al carattere esplosivo del processo magmatico, ovvero ceneri, lapilli e frammenti grossolani talvolta vetrosi.
L’attività vulcanica riprese nell’Oligocene inferiore (fra i 35 e i 30 Ma), dopo un breve periodo di quiete, dando luogo ad un secondo ciclo magmatico di composizione chimica e densità diverse. La lava è ora di tipo viscoso e il chimismo acido (mesosilicico e persilicico) e darà forma a quei caratteristici corpi eruttivi riolitici, trachitici e latitici che disegnano inconfondibilmente le linee verticali e scure del paesaggio euganeo.

Le rioliti e le trachiti sono i litotipi vulcanici più rappresentativi degli Euganei, seguono le latiti e i basalti.
- Le rioliti sono rocce effusive acide (ricche in silice - SiO2), di colore chiaro e grana generalmente fine. Presentano una struttura di tipo porfirico, con cristalli di quarzo completamente formati (fenocristalli) immersi in una massa di fondo microcristallina. Costituiscono i corpi eruttivi dei monti Venda, Vendevolo, Ventolone, Rua, Ricco e Cinto.
- Le trachiti sono rocce effusive alcaline, (ricche in sodio e potassio, oltre che Sio2 e Al2O2) costituite in prevalenza da silicati di potassio (ortoclasio) e secondariamente da silicati di sodio e calcio (plagioclasio) e silicati di ferro e magnesio (miche e anfiboli). Il colore varia dal grigio a tinte più giallastre. Le tonalità giallastre sono dovute a processi idrotermali antichi, che hanno impregnato la roccia con ossidi idrati di ferro. La struttura è porfirica e l’aspetto rugoso, presenta grossi cristalli chiari di feldspato e cristalli minori scuri di mica immersi in una pasta di fondo microcristallina. Spesso affiorano sotto forma di filoni (Rocca Pendice) o come corpi eruttivi massicci, (monti della Madonna, Grande, Altore, Rusta, Gemola, Cero e Lozzo).

- Le latiti sono rocce eruttive di colore grigio scuro e struttura porfirica, con fenocristalli di pirosseno, anfibolo e pagioclasio. Sono povere in silice e ricche di silicati di calcio e sodio (plagioclasi) e di silicati di ferro e magnesio (miche , anfiboli, pirosseni). Spesso sono presenti anche sottoforma di filoni. Costituiscono il monte Cecilia, i monti Ceva - Spinefrasse - Croce, dove sono ricoperti da potenti accumuli di brecce e il monte Sengiari.
- I basalti, di colore scuro, grana fine e massa microcristallina con fenocristalli di plagioclasio e pirosseno, sono rocce molto povere in silice, composte prevalentemente da silicati di calcio (plagioclasio) e silicati di ferro e magnesio (pirosseni). Derivano dal brusco raffreddamento di lave di colata sottomarina, spesso manifestano una fessurazione di tipo colonnare o la tipica conformazione a cuscini (pillows). Si rinvengono nel settore centrale degli Euganei (Castelnuovo e Boccon di Vò).

Rocca Pendice

a sinistra estratto della carta geologica a destra profilo geologico

Il fianco scoperto e verticale della palestra di roccia di Rocca Pendice deve la sua origine ad un imponente filone di quarzo-trachite alcalina intrusosi all’interno della serie sedimentaria locale, chiusa al tetto da un accumulo di tufi basaltici appartenenti al primo ciclo eruttivo eocenico. L’erosione selettiva ha poi smantellato ed asportato i tufi basaltici appoggiati sul versante NE, in quanto meno resistenti della roccia trachitica, liberando l’attuale “Parete Est” di Rocca Pendice. Osservando l’estratto della carta geologica, si intuisce la direzione NNW-SSE del filone trachitico di Rocca Pendice. Tale direttrice coincide con l’orientazione principale del sistema di faglie rilevate nell’area Euganea, confermando la risalita del magma lungo una di esse. Una genesi del tutto analoga è attribuibile agli speroni rocciosi della palestra di roccia del “Pirio”.

Arrampicare su una roccia vulcanica effusiva regala possibilità e gesti molto diversi dall’arrampicata su calcare. La tessitura e le strutture di un corpo vulcanico sono strettamente legate alle modalità di raffreddamento e solidificazione del magma stesso, che determinano quell’insieme di fratture e forme utilizzate nell’arrampicata. Una geometria caratteristica dei filoni (nonché delle colate, delle cupole e dei laccoliti) è rappresentata dalla fessurazione colonnare, legata ai meccanismi di contrazione che si verificano durante un raffreddamento relativamente lento. Le forze in gioco tendono ad originare un sistema di fratture disposte secondo i lati di un prisma ideale. Tali fratture procedono dall’esterno verso l’interno del corpo vulcanico seguendo le linee di dispersione del calore. Si formano così delle vere e proprie colonne di dimensioni variabili e forma esagonale, pentagonale o quadrangolare.
 Nel caso di Rocca pendice i due fianchi principali sono la parete rivolta  a NE  e quella rivolta a SW (vedasi profilo geologico) ed i prismi che si generano sono perpendicolari ad essi, ovvero tendono ad “entrare” sub-orizzontalmente dentro la parete. Sulla superficie esterna del filone, dove si arrampica, si può cogliere la base di queste colonne quadrangolari, disegnata da fratture sub-orizzontali e sub-verticali (particolarmente evidente nel settore delle numerate alte) che conferiscono alla parete un aspetto squadrato suddiviso in blocchi. Le contrazioni indotte dal raffreddamento creano, inoltre, un terzo sistema di fratture normale alle colonne, ovvero parallelo al fronte roccioso, corrispondente ai settori di placca levigata e verticale. L’erosione e l’alterazione agiranno poi lungo questi tre sistemi, separando i blocchi gli uni dagli altri e dando magistralmente forma a tetti, strapiombi e placche lisce. Il Sasso delle grotte, o sasso Caròlo, infine, deve il suo nome alla presenza diffusa di bolle di degassazione lungo la superficie dell’affioramento. La presenza di cavità ellissoidiche lungo il fronte della parete testimonia la rapida fuoriuscita di gas dal magma viscoso, in particolare nelle porzioni corticali del filone, soggette ad un gradiente termico maggiore rispetto alle zone più interne.

  Daniela Grigoletto