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Piani Eterni - Agosto 2026

Piani Eterni: il nostro primo giro in Locanda

Finalmente si torna nel cuore delle Dolomiti Bellunesi!

Ad inizio giugno, la sera della cena di fine corso, tra una birra e qualche “gioco” speleologico, si inizia a pensare a che fare durante il classico campo sui Piani Eterni. Ciccio aveva voglia di fare un giro, giù, nella parte profonda del complesso, e soprattutto, di portar dentro speleo nuovi, perché è ora di cominciare a far conoscere quei vuoti infiniti (e davvero lo sembreranno) anche col fine di riprendere le esplorazioni e le ricerche che negli ultimi anni sono un po’ rallentate, mancando la manovalanza speleologica.

La conoscenza del posto è la chiave. E di questo personalmente ce ne siamo accorti facendo battute esterne, tra le Pelse e i Piani Eterni, dove dietro ogni mugo può esserci un ingresso nuovo, un sentiero, un cumulo di ghiaccio, o un labirinto di rami che difficilmente si lascia attraversare.

Ad agosto, dopo qualche titubanza e delle presenze confermate all’ultimo minuto, si parte. Ciccio, Marco R., Marco F., Francesco, Elena e Leonardo, ecco i componenti del dream team. Il 18 agosto si sale, 1100 m di dislivello verso Casera Campotorondo son solo la prima parte del riscaldamento. Il 19 alle 12.00 si entra. Sembra un sogno, per 4 di noi era una novità. Attaccarsi alla corda e scendere nel crepaccio di PE10, e giù. Veloci, tra il ghiaccio, traversi, deviatori, frazionamenti, frazionamenti e ancora frazionamenti. Fino a -450 m praticamente un frazionamento ogni 15-20 m. E poi inizia il divertimento. Perché nonostante la grotta sia molto verticale, nessuno ci aveva preparato ai chilometri da percorrere, strisciando, a gattoni, camminando bassi e inginocchiati, e poche volte quasi correndo nelle grandi gallerie. Fino a -550 m è un parco divertimento. Certo la sofferenza iniziale delle Gallerie di NW non perdona, ma il resto è un sogno. Dopo 11 ore, si arriva finalmente alla Locanda del Bucaniere, il bivacco più grande e fondamentale dell’intero complesso. Qui cerchiamo di riprendere le energie così che il giorno dopo, il 20 agosto alle ore 13 circa si riparte. Ma prima di cominciare la risalita visitiamo i rami “L’isola che non c’è” e ci dirigiamo fin quasi alla congiunzione con Isabella, sempre per cercare di conoscere quanta più grotta possibile. Il divertimento però non finisce, e risalendo ci imbattiamo in una piena; infatti, pur non avendo informazioni dall’esterno capiamo dalla quantità di acqua che ingrossa nei meandri che l’uscita sarà bagnata. Decidiamo quindi al Bivacco Vecchio a -450 m di attendere la notte per cominciare l’uscita alla mattina presto del venerdì sperando in una diminuzione del flusso d’acqua sul P140 e sui pozzi di Assa Perder. Cogliamo l’occasione al volo, il flusso appariva diminuito e partiamo veloci. Durante la risalita ci laviamo completamente per lo stillicidio, e ogni metro diventa sempre più lento, ma non ci possiamo fermare. Ormai l’esterno chiama, e vincendo il freddo verso mezzogiorno del venerdì siamo fuori, dopo purtroppo continuava implacabile la pioggia; quindi, dopo una veloce corsetta tra i mughi ci rintaniamo nella casera, dove cerchiamo di asciugare ogni singolo pezzo di vestiario e attrezzatura.

Oltre l’inventario delle cose in grotta, qualche armo sistemato, e un microfono per pipistrelli posizionato a -80 m, capiamo che l’esperienza in se è il risultato più grande. Le tante narrazioni non rendono gloria. Come i PE10 non c’è nient’altro e non vediamo l’ora di aver iniziato una nuova generazione di esploratori alla grotta più grande e profonda del Veneto, e forse una delle più belle al mondo.

Ringraziamo il Progetto Piani Eterni, il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e i comandi dei Carabinieri Forestali per la collaborazione.